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COMUNICATO RSU BRESCIA 19/11/2013

comunicato del 19 novembre 2013-001

rassegna stampa 19/11/2013

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MESSAGGERO VENETO 18/11/2013

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Tratto da: ILFRIULI.IT

Il candidato alla segreteria del Pd, Giuseppe Civati, oggi in tour in Friuli, ha fatto visita al presidio dei lavoratori Ideal Standard a Orcenico. “Parliamo ai salotti e alle grandi città, ma è il territorio che sta morendo” e approfondendo il tema lavoro ha aggiunto: “Abbiamo perso il 25 per cento degli stabilimenti industriali, abbiamo abbandonato il lavoro e le persone: abbiamo lasciato sole le aziende davanti alla concorrenza dei Paesi europei che o ci svalutano o si avvantaggiano di una moneta unica ingessata che sta trascinando in rovina metà Europa: la metà che noi abitiamo”.

Civati ha poi esposto quelle che per lui sono le misure necessarie alla crescita del Paese: “Dobbiamo cambiare la fiscalità, spostando il peso dal lavoro e chiedendo a patrimoni e rendite finanziare fare la loro parte. Dobbiamo perseguitare la corruzione, che è la vera origine dell’evasione, assieme a una tassazione ormai insostenibile”. Sul Pd il deputato monzese ha spiegato: “Abbiamo già perduto tanti anni, quelli decisivi. Per un partito come il nostro dovrebbe essere il tema più importante: parliamo di lavoratori e lavoro, non di tessere e correnti. Adesso è già tardi”.

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ORCENICO, 18-11-2013

 

COMUNICATO SINDACALE

 

 

IN RIFERIMENTO ALLE COMUNICAZIONI FATTE AL CAE, RELATIVE ALLE DECISIONI DELLA  COMPAGNIA EUROPEA DI TAGLIARE ULTERIORI 250 POSTI DI LAVORO, ALLO SCOPO DI CONTRIBUIRE A RISANARE I PROPRI CONTI SEMPRE PIÙ IN ROSSO,

LA SCRIVENTE RSU :

ESPRIME

LA MASSIMA E SENTITA SOLIDARIETÀ NEI CONFRONTI DI TUTTI I LAVORATORI COINVOLTI;

 CONDANNA

FERMAMENTE IL BARBARO ATTEGGIAMENTO DEL MANAGEMENT CHE CONTINUA INESORABILMENTE A FAR PAGARE AI LAVORATORI IL PREZZO DI ERRORI COMMERCIALI E FINANZIARI;

 RIBADISCE

CON FORZA E PER L’ENNESIMA VOLTA, COME DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE, LA NECESSITÀ DI FAR FRONTE COMUNE PER ARGINARE L’ONDA DEVASTANTE CHE SI STA’ PER ABBATTERE SU TUTTI GLI STABILIMENTI ITALIANI CON  ULTERIORI E  PESANTI  INTERVENTI GIÀ DAL 2014;

 SOLLECITA

TUTTI COLORO CHE SI ADAGIANO SULLE FITTIZIE RASSICURAZIONI DI UNA CONTROPARTE DI COMPROVATA E GARANTITA INAFFIDABILITÀ, AD ESSERE LUNGIMIRANTI, METTENDO IN CAMPO STRATEGIE POLITICO-SINDACALI UNITARIE E DI SISTEMA MIRATE ALLA SALVAGUARDIA DELL’OCCUPAZIONE E DEL MANTENIMENTO DI TUTTI GLI STABILIMENTI;

 INVITA

LE STRUTTURE NAZIONALI A PRENDERE UNA FERMA E DECISA POSIZIONE SUGLI ULTIMI EVENTI ANCHE ATTRAVERSO LA MESSA A PUNTO  DI UNA STRATEGIA, DA TUTTI CONDIVISA, PER CONTRASTARE IL PERICOLOSO  TENTATIVO DEL MANAGEMENT, ORMAI CHIARO A TUTTI, TESO A  MINARE LA TENUTA DELL’INTERA COMPAGNIA ITALIANA. A TALE SCOPO VANNO COINVOLTI CON MAGGIOR FERMEZZA E UNA DIVERSA ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ I RISPETTIVI  MINISTERI DEL MI.S.E. E DEL LAVORO.

 

RITIENE

FIN DA ORA L’AZIENDA RESPONSABILE DELL’ACUIRSI INCONTROLLATO ED ESASPERATO DEL CONFLITTO SOCIALE, NONCHÉ DEGLI EVENTUALI ED IMPREVEDIBILI DISORDINI DOVUTI AL SUO ATTEGGIAMENTO ALTAMENTE PROVOCATORIO NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI.

 RSU IDEAL STANDARD

ORCENICO

15 NOVEMBRE 2013: SCIOPERO GENERALE A PN

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intervento di fabbro narciso allo sciopero del 15 novembre a pordenone in piazza xx settembre-001

INTERVENTO DI Gian Mario Petozzi AL COMIZIO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 15 NOVEMBRE A PORDENONE

 Amici e compagni, piove governo ladro! Ma qui siamo in tanti ugualmente e quindi dovete sapere che:

  1. La Bain Capital, fondo speculativo che controlla il gruppo Ideal Standard, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Orcenico15-11-2013PN(1) e mettere in strada 450 famiglie. Stiamo lottando disperatamente, assieme alle istituzioni e alla politica, per bloccare questo sciagurato tentativo che rappresenterebbe una tragedia, sociale ed economica, per l’intero territorio. Sia chiaro a tutti, in questa battaglia la nostra convinzione è ferma e non arretreremo di un millimetro: il sito di Orcenico non si tocca e deve continuare a produrre ceramica!
  2. Il nostro stabilimento è un immenso contenitore di cultura e di storia industriale ma anche una immensa fucina di professionalità e di competenze. I nostri lavoratori hanno insegnato a produrre ceramica in tutto il mondo e ancora oggi sono chiamati nelle varie realtà produttive del gruppo a prestare la loro opera e la loro esperienza: Trichiana, Roccasecca, Egitto, Turchia, Bulgaria e Cina, sono solo alcuni dei tanti paesi dove i nostri lavoratori hanno prestato e continuano a prestare loro opera, altamente qualificata e specializzata. Senza la Ideal Standard di Orcenico non sarebbero progredite altre realtà della ceramica sanitaria. Per queste ragioni lo stabilimento della Ideal Standard è diventato il simbolo della battaglia convinta di un intero territorio.
  3. Tutti devono sapere che nel nostro stabilimento sono state vergognosamente inscenate le condizioni per facilitare e quindiImmagine giustificare la chiusura del sito di Orcenico ed è così che gli investimenti da 6 milioni previsti nel piano 2009/2012 sono passati a 3 milioni; le cooperative esterne hanno regolarmente continuato la loro attività in azienda, in violazione degli accordi ministeriali che prevedevano l’utilizzo degli esuberi, contribuendo ad aggravare i costi di gestione; lo stabilimento è stato lasciato per mesi abbandonato a se stesso e senza una direzione mentre il protocollo d’ intesa veniva clamorosamente e inspiegabilmente disatteso. In tutto questo i Contratti di Solidarietà, che allo stato italiano sono costati 40 milioni di euro, sommati ai soldi pubblici incassati dalla regione FVG, hanno contribuito a sanare il bilanci del gruppo ideal standard. È uno scandalo erogare soldi pubblici in questo modo senza vincolare l’azienda a precise responsabilità sociali.
  4. Nell’incontro di mercoledì 13 i due emissari della Bain Capital sono stati letteralmente assediati nel palazzo di Confindustria. Il palazzo è stato simbolicamente espugnato dai centinaia di lavoratori: Pordenone ha alzato la testa e questi signori hanno toccato con mano la tenacia, la determinazione e il coraggio della nostra gente abituata a non arrendersi mai. All’amministratore delegato abbiamo dato il benvenuto in quella che ormai definiamo “la terra di Nessuno”. Perché il nostro stabilimento è nella terra di nessuno? Perchè questa non è la terra del ministro Veneto Zanonato che non si è mai interessato di noi, non è la terra dell’ amministratore delegato della Ideal standard troppo intento a difendere lo stabilimento della propria regione. Questa è semplicemente la terra di persone che hanno una dignità, che combatte attraverso i suoi lavoratori i suoi rappresentanti sindacali e le sue istituzioni e che hanno scavato la propria trincea nelle fabbriche. Siamo dei duri, gli uomini e le donne di questa terra non si presteranno ai giochini sporchi di questi signori, ai loro interessi puramente speculativi. A Roma lo devono capire a tutti i costi!!! Ed invitiamo la presidente Serracchiani ad intervenire in tal 15-11-2013PNsenso.
  5. Non possiamo permettere a questi nuovi barbari che sono le multinazionali, di venire nel nostro paese depredarlo e poi andar via impunemente. Non possiamo più permettere a questi fondi speculativi di lasciare dietro di loro solo disperazione miserie e capannoni vuoti.
  6. Non possiamo permettere, ad un manipolo di dirigenti incapaci, come nel nostro caso, DI DISTRUGGERE UN PEZZO FONDAMENTALE DELL’ECONOMIA PROVINCIALE E REGIONALE che storicamente è fatta di lavoro e di sacrificio, di lavoro per noi e per i nostri figli!!

IL POPOLO 15/11/2013

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IL GAZZETTINO 15/11/2013

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MESSAGGERO VENETO 15/11/2013

L’appello dei sindacalisti della Destra Tagliamento al premier per affrontare il declino
«Presidente Letta la vogliamo idealmente al nostro fianco»
di LORENZO GARZIERA e DONATO VECE

Sul Messaggero Veneto di domenica Mario Quaia in prima pagina ha ben sintetizzato il caso Electrolux: «Dal declino alle MESSVEN15-11-2013speranza ad un altro declino. L’Electrolux sta meditando, potrebbe rilanciare o staccare la spina». Lei presidente Letta ha manifestato una certa dose di ottimismo per il futuro del nostro Paese in una recente intervista, nonostante l’incombere di una crisi economica senza precedenti. Vogliamo anche noi essere altrettanto ottimisti quanto lei, signor presidente, ponendole alcune domande-riflessioni sullo stato della nostra provincia, partendo dall’interrogativo di fondo di Quaia, sul futuro degli stabilimenti Electrolux, e non solo, vista la drammatica vicenda dell’Ideal Standard di Orcenico di Zoppola. Come ci raccontano i nostri padri, c’erano una volta la Rex della famiglia Zanussi, la Ceramica Scala della famiglia Locatelli, la Savio dell’omonima famiglia, non dimenticando la Ceramica Galvani. Queste aziende sono state le nostre “piccole” Fiat e il nostro orgoglio. Purtroppo negli anni 80 le crisi aziendali, i passaggi di proprietà hanno cambiato l’anima delle nostre fabbriche – casi di successo di imprenditoria pordenonese – di cui altri hanno fatto shopping, spostando così i centri decisionali in ambiti diversi da quelli del nostro territorio. Abbiamo affrontato quel periodo con grande apprensione, abbiamo accettato i cambiamenti definendo accordi sindacali che garantissero il mantenimento dei siti produttivi e la salvaguardia dei livelli occupazionali senza ricorso ai licenziamenti. Con l’ingresso degli svedesi di Electrolux in Zanussi, nel 1985, gli stabilimenti italiani erano 19 con 18 mila occupati, con produzioni nell’elettrodomestico bianco, nella componentistica e nei Grandi Impianti (ora Electrolux Professional). A oggi gli stabilimenti sono rimasti 5, di cui uno della Grande Impianti a Vallenoncello (Pordenone) con un migliaio di addetti e tutte le gamme di prodotto, gli altri 4 nell’elettrodomestico bianco con 6.400 occupati per un totale di 7.400 addetti circa. La componentistica è stata invece ceduta e in seguito alle operazioni di delocalizzazione che la multinazionale svedese ha avviato ormai da oltre un decennio, le ex fabbriche Ecc – e non solo – sono ridotte ai minimi termini. Una bella cura dimagrante, signor presidente, che abbiamo gestito in quasi trent’anni con grande senso di responsabilità evitando chiusure e licenziamenti tout cour. Ora ci viene ribadito in tutte le salse e in tutte le sedi che il costo del lavoro rispetto alla Polonia e all’Ungheria è diventato un cappio al collo. Naturalmente cio non vale – per il momento – per la Grandi Impianti dove c’è ancora grasso che cola e quindi la variabile del costo del lavoro non rappresenta un rischio mortale (ma fino a quando?). Lo stesso dicasi per l’Ideal Standard di Orcenico che nel confronto con gli altri stabilimenti di Belluno e Frosinone, viene sacrificato sull’altare da parte di un management miope e succube della Bain Capital, nonostante la disponibilità della Regione Friuli Venezia Giulia e del territorio a mettere a disposizione interventi mirati al recupero di messven15-11-2013(1)-001costi e inefficienze. Signor presidente, provi lei a mettersi nei panni di questi 409 lavoratori e delle loro famiglie: da gennaio per quelli dell’Ideal Standard di Orcenico scatterà il licenziamento e la mobilità, salvo il paracadute della cig in deroga. Per quelli dell’Electrolux di Porcia imminente è fuoriuscita delle eccedenze già dichiarate – 500 solo in provincia di Pordenone – e poi l’attesa dell’esito dell’investigazione (aprile 2014) avviata dalla multinazionale per decidere se convenga o no restare in Italia. Non le pare sia opportuno, signor Presidente, che in questa fase, oltre alla discesa in campo dei presidenti delle Regioni a partire da Debora Serracchiani, anche Lei si senza coinvolto da questa sfida che non riguarda, evidentemente, solo lavoratori e sindacato, perché chiama in causa il nostro sistema-Paese? Nell’84 Electrolux acquisì la Zanussi diventando in questo modo leader mondiale dell’elettrodomestico. Non solo. Con la Zanussi Electrolux acquisì un bagaglio di enorme valore chiamato competenza, professionalità, dedizione al lavoro, capacità e relazioni sindacali partecipative diventate un modello esportabile. Presidente, lei sa bene che questa partita non riguarda solo Electrolux ma un intero settore, quello dell’elettrodomestico, investito da una crisi senza precedenti che non è fatta solo di mercato, ma anche di competizione – più o meno leale – che sta minando un patrimonio industriale che il nostro Paese già possiede mentre altri, forse più lungimiranti, stanno invece costruendo. Non si va molto lontano, signor presidente, se si pensa solo all’italianità di Telecom, Alitalia e Finmeccanica. E, senza che ce ne voglia, qui non abbiamo neanche Poste italiane che possa intervenire. Ci sono settori, per quanto maturi, come l’elettrodomestico, che rappresentano per tanti territori il tessuto portante della loro economia e il sostentamento per migliaia e migliaia di famiglie. Oggi, signor presidente, Pordenone, e il Friuli Venezia Giulia, sarà ancora una volta in piazza a testimoniare la vicinanza ai lavoratori di queste fabbriche e alle loro famiglie. Signor presidente, con il suo ottimismo e con il suo volto sorridente, batta un colpo.

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IL GAZZETTINO 14/11/2013

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